Link Tax: la tassa che mina la libertà di informazione

Link Tax: la tassa che mina la libertà di informazione

Da molto tempo discussa all’interno del Parlamento Europeo, la legalità della Link Tax sarà valutata in Commissione JURI (Affari Legali) il 24 aprile.

Vi presento la Link Tax

La Link Tax è la legge proposta dal Parlamento Europeo per tutelare il diritto di autore (o di editore) nell’era di Internet e dei social.

Se venisse approvata gli aggregatori di notizie come Google News e Facebook dovrebbero pagare agli editori una tassa sullo snippet (link contenente l’anteprima della notizia con titolo, foto e piccola descrizione riassuntiva).

Guardando solamente al fine per cui è stata creata può sembrare una buona idea, ma basta andare un po’ a fondo per individuare molto criticità.

Se Google e gli altri social si rifiutassero di pagare infatti gli utenti non sarebbero più liberi di condividere nessuna notizia all’interno del proprio profilo.

In secondo luogo, applicandosi a tutti gli aggregatori di notizie questa segnerebbe la fine di editori piccoli, di nicchia, locali o dei centinaia di blogger che popolano il mondo di internet e ne traggono profitto.

Infine la tassa coinvolge solamente i giornali europei, senza intaccare minimamente gli aggregatori di notizie presenti all’esterno dell’Unione Europea.

Il flop precedente

All’interno dell’UE non è la prima volta che si sente parlare di una tassa sui link.

Dal 2015 in Spagna è entrata in vigore la Canon AEDE, legge simile alla Link Tax che impone agli aggregatori di notizie di pagare una tassa per pubblicare uno snippet altrui.

Le conseguenze sono state disastrose ed hanno inciso sia sul traffico (tra il 6 ed il 14%), che sulla presenza di piccoli e grandi siti di notizie (il più famoso è Google News che, dopo essersi rifiutato di pagare, ha deciso di chiudere il suo servizio per il suolo spagnolo).

La novità della Link Tax

Una delle novità che renderebbe la Link Tax diversa dal Canon AEDE è la possibilità di applicare l’imposta solamente nel caso in cui le notizie vengano diffuse per fini commerciali,

ma come riconoscerli?

Distinguere il fine di lucro da quello privato su internet non è semplice soprattutto perché la maggior parte dei siti di notizie utilizza banner pubblicitari per finanziarsi.

Su internet intanto è nata #SaveTheLink, una vera e propria battaglia promossa da Mozilla contro l’approvazione della legge.

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