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La BCE apre le discussioni sull’uscita dal QE

Le contrattazioni di Tallin porteranno novità sui prossimi passi della BCE .

 BCE e il Quantitative Easing

La conclusione si avvicina, molti analisti stanno attendendo le indicazioni sul tapering. Alcuni investitori avevano già immagino un’anticipazione dell’uscita del QE dopo i dati negativi sull’inflazione. Seppur ciò uno scenario del genere è veramente improbabile.

La funzione del Quantitative Easing è quella di aumentare i prestiti bancari alle imprese. Ad aprile c’è stata una flessione che insieme all’andamento dei prezzi in rialzo necessità di una revisione per stabilizzarsi.

La questione delicata della Forward Guidance

La forward guidance è l’indicazione di come la BCE potrà muovere tassi e politica monetaria futura. L’aspettativa al momento è che i tassi rimangano su livelli pari o addirittura inferiore a quelli attuali.

L’andamento dell’inflazione va però contro queste aspettative anche perché il rischio di deflazione in Eurolandia si è altamente ridotto.

La pressione dei Falchi

Quello che realisticamente accadrà durante l’incontro sarà un niente di fatto. Ci aspettiamo un dibatto interno del board e nulla di più.

Falchi che mettono pressione come Jens Weidmann, presidente della Bundesbank che ha dichiarato che secondo lui grazie al miglioramento dell’equilibrio tra i rischi, il consiglio direttivo inizierà a discutere quando sarà opportuno modificare la propria Forward Guidance.

Le aspettative future dell’euro

Per capire l’importanza del dibattito e la sua futura influenza è necessario analizzare le nuove proiezioni macroeconomiche. La previsione di marzo indica un’inflazione al 1,7% medio nel 2019. Livello non soddisfacente per Mario Draghi.

BCE

Difficile che le variazioni di questo mese possano far cambiare le aspettative degli investitori. Le pressioni sui prezzi sono limitate, i salari non salgono e le condizioni monetarie e finanziarie europee si irrigidiscono.

La fase di stabilità che si protraeva dal 2015 si è interrotta. Dal 10 aprile a oggi il cambio effettivo dell’euro si è apprezzato del 3,3 % tornando ai livelli del gennaio 2015.

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