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Debito pubblico pronto ad esplodere nel dopo-Draghi

Debito pubblico pronto ad esplodere nel dopo-Draghi

I rischi del debito pubblico

Gli analisti hanno messo in allarme l’Italia, perché secondo loro il debito pubblico sarebbe pronto ad esplodere nel dopo-Draghi. Quando il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, lascerà il suo incarico per la conclusione del suo mandato, il Paese si troverà in seria difficoltà. Ci sono alcuni dati che indicano un continuo e preoccupante aumento del debito pubblico italiano. Lo scorso marzo si è giunti a un record storico: 2.260,3 miliardi di euro. La Commissione europea ha stimato che l’incremento supererà di poco il 133% del Pil, un livello ancora più alto rispetto allo scorso anno. Inoltre è noto che non si è ancora superata la crisi economica del 2008-2009, tanto da determinare una crescita molto lenta, tra le peggiori di tutta l’Eurozona. A lanciare ammonimenti sono soprattutto Giuseppe Vegas, presidente di Consob, e Vincenzo Bocca, vertice di Confindustria. Una conferma della tendenza negativa e del pericolo arriva dallo stesso Draghi che, nei giorni scorsi, ha invitato alla cautela circa i cambiamenti relativi alla politica monetaria perché si possono intravedere alcuni rischi, specialmente per i Paesi con debiti elevati, proprio come l’Italia, che sarebbe la nazione più colpita dal quantitative easing.

I BTp e il rialzo degli interessi

Mentre a Francoforte, sede della BCE, si sta affrontando il rialzo degli interessi, il debito pubblico, negli Stati della moneta unica ci si prepara al momento in cui la Banca europea interromperà l’acquisto dei titoli statali, quindi i BTp e i diversi bond nazionali. Questo fattore, insieme alla crisi economica permanente, comporterà un abbassamento dei prezzi dei bond, dovuta anche alla diminuzione della domanda da parte dei risparmiatori. Il debito rappresenta un rischio sovrano capace di portare l’italia al tanto temuto default. Tuttavia gli esperti escludono che questo evento si possa verificare, ma a destare la massima preoccupazione riguarda proprio il mancato sostegno da parte della BCE con l’acquisto dei BTp. Con il debito italiano questo comporterà un aggravarsi delle condizioni finanziarie. Entro la fine del 2018 Draghi compierà il taglio e quindi con l’inizio del 2019 si avvierà l’innalzamento dei tassi. Il debito è quindi pronto ad esplodere nel dopo-Draghi, che dovrà lasciare l’incarico tra due anni e mezzo.

L’assetto politico ed economico futuro

A succedere all’ex governatore della Banca d’Italia dovrebbe essere un tedesco e ora voci di corridoio sostengono che tale ufficio sarà ricoperto dall’attuale governatore della Bundesbank, Jens Weidmann. Prima vi era una certa acredine, tra i due, ma negli ultimi tempi il tedesco si è mostrato più pacifico, proprio nel tentativo di ingraziarsi i vertici della BCE per avere ampio consenso e salire sul seggio del presidente. La sua eventuale nomina comporterebbe un’istanza di maggiore rigore economico degli Stati membri della zona euro. Il problema, però, non è tanto il nome di chi guiderà la BCE, bensì un occhio meno attento all’Italia, che metterà in seria difficoltà il Paese dal punto di vista economico. Inciderà sempre di più la politica europea, meno favorevole. Ecco perché il debito pubblico è pronto ad esplodere nel dopo-Draghi.

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