Bitcoin: dopo la Cina potrebbero arrivare altri ban

Bitcoin: dopo la Cina potrebbero arrivare altri ban

A poco più di un mese dal loro ingresso trionfale in borsa, i Bitcoin non sembrano attraversare un bel periodo;

a dimostrarlo sono i titoli azionari , scesi a 10.406,60 Dollari.

La principale causa va ricercata nei divieti imposti da molti paesi che, preoccupati della mancanza di una specifica regolamentazione, potrebbero mettere fine alla loro circolazione.

La reazione della cina ai Bitcoin

Il primo paese a vietare lo scambio della moneta locale in criptomonete è stata la Cina nel settembre 2017.

Oggi la sua stretta sui bitcoin è andata avanti, arrivando a bloccare ogni piattaforma di trading presente nel Paese: siti stranieri e nazionali, app, piattaforme che utilizzano le criptomonete come forma di pagamento e servizi che aiutano gli utenti a spostare fondi all’estero.

All’origine di queste azioni c’è la necessità di contenere quel servizio, diventato alla portata di tutti, capace di accentuare la pressione sul cambio controllato e di mettere in crisi le autorità cinesi.

Gli interventi in corea del sud

Alcune voci sostengono che la Corea del Sud si stia preparando a vietare lo scambio di monete virtuali nel proprio listino finanziario.

Il Governo comunque fa sapere che la decisione definitiva verrà presa solo in seguito a consultazioni e scambi di opinioni.

Ciò che preoccupa è sia l’effetto dei bitcoin sul cambio coreano, che la possibilità di un’evasione fiscale da parte dei possessori della criptovaluta.

Al contrario delle reali monete infatti, non esiste un organo centrale che controlli e registri ogni transazione.

Gli appelli dei paesi europei

Anche in Europa si stà iniziando a parlare dei primi divieti.

Il ministro delle Finanze francese lo scorso dicembre propose al G20 di redigere alcune norme specifiche per regolamentare l’utilizzo dei bitcoin.

La principale preoccupazione riguardava un possibile loro utilizzo illecito e, più specificatamente, i rischi di manipolazione finanziaria e di speculazione.

Questa proposta aveva da subito trovato il consenso di Italia e Germania, che si erano dette pronte a sedersi ad un tavolo comune per una regolamentazione.

Ora, un membro del consiglio di amministrazione della Bundesbank torna a parlare di regolamentazione, chiedendo norme a livello globale, per mettere finalmente la parola fine ai timori comuni a molti paesi.

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